La presentazione del nuovo Osservatorio Turistico del GAL Etna Sud è stata l’occasione per incontrare e intervistare Antonella Scarcipino, presidente di Travel&Stay e proprietaria del B&B “Il Giardino di Agata”.
Intervista di Mario Liberto
Il “Il Giardino di Agata” è un B&B di raffinata bellezza, curato con l’amore e la passione di chi sa che il turista, prima ancora di essere un cliente, è soprattutto un ospite da accogliere, coccolare e far sentire come a casa propria.
Antonella Scarcipino conosce bene l’arte dell’ospitalità e sa interpretare con naturalezza il ruolo della padrona di casa. Si muove con eleganza, accompagna i gesti con garbo e disinvoltura, sistema con un movimento spontaneo la sua folta chioma bionda e anima la conversazione con quella naturale predisposizione alla convivialità che rende piacevole ogni incontro.
Anche le camere del suo B&B sembrano riflettere la sua personalità: semplici e raffinate, curate nei minimi particolari, senza eccessi né inutili ostentazioni. Ogni elemento trova il proprio posto, gli ambienti sono puliti e accoglienti, e nell’insieme si respira quel calore familiare che soltanto il gusto, il garbo e la competenza di chi ama davvero il proprio lavoro riescono a trasmettere.
Ma l’ospitalità, per Antonella, non si esaurisce tra le mura della propria struttura. È un modo di intendere il turismo, un approccio che coinvolge l’intera comunità e chiama in causa la capacità di riconoscere, custodire e valorizzare la bellezza dei luoghi. È proprio da questa consapevolezza che prende spunto la nostra intervista, realizzata in occasione della presentazione del nuovo Osservatorio Turistico del GAL Etna Sud.
D. Nel suo intervento è emersa una riflessione significativa: alcuni territori sembrano aver smarrito la propria identità e, soprattutto, la consapevolezza della loro bellezza. Da dove bisogna ripartire?
Antonella Scarcipino. Dobbiamo innanzitutto imparare a guardare nuovamente i luoghi in cui viviamo. Spesso siamo talmente abituati alle nostre città da non accorgerci più delle loro bellezze, della storia che custodiscono e delle potenzialità che potrebbero esprimere.
Le città cresciute rapidamente, come lo è Mascalucia, rischiano talvolta di perdere il rapporto con la propria memoria. Eppure, basta passeggiare a piedi, magari insieme ai propri figli, per scoprire vicoli, piazzette, scorci, angoli e tutto il patrimonio rurale poco conosciuti che riacquistano un fascino particolare.
Questi luoghi possono diventare una risorsa anche dal punto di vista turistico, ma occorre partire dalle cose essenziali: pulizia, manutenzione, decoro e accessibilità. Non possiamo parlare di valorizzazione se prima non rendiamo i nostri spazi accoglienti e fruibili.
Successivamente, si possono realizzare piccoli interventi di riqualificazione culturale e artistica: una scultura, un’installazione, un murale (Antonella in questo settore è molto brava i suo B&B ha diverse opere a sua firma), un percorso dedicato alla memoria del quartiere o alle personalità che hanno segnato la storia della comunità.
Non servono necessariamente grandi investimenti. A volte è sufficiente individuare un luogo e costruire intorno a esso un progetto riconoscibile, capace di raccontare qualcosa di autentico.
Ci sono borghi che hanno saputo distinguersi grazie alla presenza diffusa di opere d’arte, sculture e installazioni, lei faceva l’esempio di Borgo Parrini di Partinico). Questi elementi diventano punti di interesse e contribuiscono a far conoscere l’intero territorio.
La prima sfida, quindi, è recuperare la propria identità e la consapevolezza del valore dei luoghi. Prima ancora di promuoverli all’esterno, dobbiamo imparare ad apprezzarli noi stessi.
D. Un passaggio fondamentale è la collaborazione tra gli operatori. Che cosa significa concretamente fare rete nel settore turistico?
Antonella Scarcipino. Significa smettere di considerare ogni attività come un’isola e cominciare a ragionare in termini di sistema.
Nel turismo operano realtà diverse, ma profondamente interconnesse: B&B, affittacamere, case vacanza, alberghi, guide turistiche, operatori del noleggio con conducente, ristoratori, commercianti, produttori e professionisti che offrono servizi anche a una clientela di fascia alta. Spesso lavoriamo in modo autonomo, pur rivolgendoci agli stessi visitatori. Eppure, proprio dalla collaborazione possono nascere opportunità importanti.
Pensiamo a due B&B che si trovano a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Perché dovrebbero considerarsi soltanto concorrenti? Se una struttura è al completo, potrebbe indirizzare il cliente verso quella vicina, instaurando un rapporto di fiducia e reciprocità.
Lo stesso principio vale per le guide turistiche, gli autisti NCC, i ristoranti e tutte le attività che contribuiscono all’esperienza del visitatore.
Fare rete significa conoscersi, scambiarsi informazioni, creare relazioni professionali e mettere a disposizione degli ospiti un’offerta più completa. Il vantaggio è reciproco: il turista riceve un servizio migliore e il territorio diventa più competitivo.
D. Il turista, quindi, non cerca soltanto un posto dove dormire, ma desidera vivere un’esperienza. Quanto è importante saperlo ascoltare?
Antonella Scarcipino. È fondamentale. Chi arriva in una struttura ricettiva non cerca soltanto una camera, ma spesso desidera sapere che cosa vedere, dove mangiare, quali luoghi visitare e quali esperienze meritano davvero di essere vissute.
Il gestore di una struttura ricettiva diventa così un punto di riferimento. Attraverso i consigli che offre può orientare le scelte del visitatore e contribuire a fargli conoscere aspetti del territorio che altrimenti rischierebbe di non scoprire. Se un ospite mi chiede dove gustare un piatto tipico, quale ristorante scegliere o dove acquistare un prodotto locale di qualità, posso rispondere sulla base della mia esperienza e delle conoscenze che ho maturato.
Ma immaginate quanto potrebbe diventare più efficace questo servizio se esistesse una rete organizzata tra strutture ricettive, ristoratori, bar, commercianti, produttori, guide turistiche e operatori dei trasporti. Potremmo condividere informazioni aggiornate, conoscere meglio le opportunità disponibili e proporre esperienze selezionate.
Il turista avrebbe la possibilità di costruire un soggiorno più ricco e personalizzato, mentre le attività locali potrebbero beneficiare di una maggiore circolazione di visitatori.
L’autenticità, però, è essenziale. Non dobbiamo offrire esperienze costruite artificialmente per il turista, ma rendere accessibili e comprensibili quelle che appartengono realmente alla nostra cultura e alla nostra comunità. Esperienza che abbiamo cominciato ad attivare con la nostra Associaione.
D. Dalla collaborazione potremmo migliorare e ingigantire l’offerta turistica?
Antonella Scarcipino. Certamente. È una delle opportunità più interessanti. Potremmo, per esempio, progettare itinerari enogastronomici che coinvolgano più ristoranti, ciascuno con una propria specializzazione: uno dedicato alla carne, un altro al pesce, un altro ancora ai piatti della tradizione locale.
Non si tratterebbe semplicemente di accompagnare il turista da un ristorante all’altro, ma di costruire un’esperienza capace di raccontare la cultura gastronomica attraverso le persone, i prodotti e le competenze del territorio.
Lo stesso principio potrebbe essere applicato ai percorsi naturalistici, alle visite guidate, alle degustazioni, ai laboratori artigianali e alle esperienze legate all’agricoltura. Un itinerario potrebbe collegare un borgo, un’azienda agricola, un laboratorio artigianale e un ristorante, mettendo in relazione realtà che spesso operano separatamente.
Per rendere tutto questo possibile, sarebbe utile costituire un gruppo di lavoro permanente, eventualmente attraverso un’associazione di settore o una rete di operatori o anche il GAL Etna sud. Gli incontri potrebbero svolgersi anche online, così da facilitare la partecipazione di tutti.
L’importante è che il confronto produca risultati concreti. Dobbiamo individuare le criticità, discutere le possibili soluzioni e trasformare le idee in progetti realizzabili. La collaborazione non può rimanere una semplice dichiarazione d’intenti: deve diventare un metodo di lavoro.
D. Quale ruolo possono svolgere le associazioni presenti sul territorio?
Antonella Scarcipino. Un ruolo molto importante, perché le associazioni rappresentano una parte significativa della vita delle nostre comunità.
Penso alle Pro Loco, alle associazioni culturali, alle parrocchie, ai club sportivi, ai gruppi di appassionati di Vespa e di veicoli storici, alle associazioni ambientaliste e a tutte le realtà che organizzano iniziative culturali, ricreative e sociali. Ognuna possiede competenze, relazioni e conoscenze che possono contribuire alla costruzione di un’offerta turistica più articolata.
Spesso queste associazioni organizzano manifestazioni che, se coordinate, potrebbero diventare parte di un calendario territoriale condiviso. In questo modo si eviterebbero sovrapposizioni, si amplierebbe il pubblico e si offrirebbe ai visitatori la possibilità di conoscere più luoghi durante il soggiorno.
Anche il patrimonio religioso, con le sue chiese, le opere d’arte, le tradizioni e le feste, può contribuire alla realizzazione di itinerari culturali, nel rispetto delle comunità e delle funzioni dei luoghi di culto.
Dobbiamo imparare a riconoscere il valore di ogni realtà, anche di quelle più piccole. La ricchezza di un territorio nasce proprio dalla capacità di mettere insieme risorse differenti.
D. Uno dei problemi più frequenti è la mancanza di comunicazione tra amministrazioni e operatori turistici. Come si potrebbe intervenire?
Antonella Scarcipino. La comunicazione dovrebbe diventare una pratica ordinaria, non un’attività occasionale.
Può accadere che un Comune organizzi una sagra, una festa o una manifestazione senza che le strutture ricettive e gli altri operatori ne siano informati tempestivamente. Di conseguenza, i turisti presenti sul territorio non vengono a conoscenza dell’iniziativa e perdono un’occasione per partecipare alla vita della comunità.
È una contraddizione: da una parte si investe nell’organizzazione di un evento, dall’altra non si raggiungono persone che potrebbero esserne interessate.
Se le amministrazioni condividessero in anticipo il calendario delle manifestazioni, i gestori potrebbero informare i propri ospiti attraverso messaggi, e-mail, materiali informativi e canali digitali. Il turista avrebbe più opportunità di partecipare e l’evento potrebbe ottenere una maggiore visibilità.
La comunicazione, naturalmente, deve essere reciproca. Gli operatori possono segnalare le esigenze dei visitatori, proporre miglioramenti e contribuire alla diffusione delle iniziative. Le decisioni pubbliche restano di competenza delle amministrazioni, ma un confronto preventivo può aiutare a organizzare eventi più efficaci.
Questo vale per il singolo Comune, ma soprattutto per un comprensorio composto da più Comuni, come quello del GAL Etna Sud. La promozione turistica non può essere efficace se ciascuno lavora isolatamente.
D. Sarebbe utile creare una piattaforma digitale per mettere in rete tutto il territorio del GAL Etna Sud?
Antonella Scarcipino. Sì, sarebbe uno strumento molto utile, purché non si riduca a una semplice vetrina online.
Immagino una piattaforma condivisa, affiancata da un sito internet e da una presenza coordinata sui social network, capace di mettere a disposizione informazioni aggiornate e servizi realmente utili.
Potrebbe contenere l’elenco delle strutture ricettive, i contatti delle guide turistiche e degli operatori NCC, le informazioni su ristoranti, bar, commercianti e produttori, oltre a un calendario comune degli eventi. Potrebbe ospitare itinerari culturali, naturalistici ed enogastronomici, proposte di esperienze prenotabili, informazioni sui prodotti tipici, sull’artigianato e sulle tradizioni locali.
Sarebbe importante prevedere anche uno spazio riservato agli operatori, nel quale scambiarsi informazioni, segnalare problemi e proporre iniziative.
Un altro aspetto riguarda il linguaggio della comunicazione. Dobbiamo raggiungere anche le nuove generazioni, che spesso scelgono le destinazioni attraverso video brevi, racconti personali, immagini e consigli condivisi sui social network.
Instagram, TikTok e gli altri canali digitali possono aiutarci a raccontare i luoghi in modo diretto: mostrare un vicolo, presentare un artigiano, raccontare la storia di un piatto, far conoscere un produttore o suggerire un’esperienza poco conosciuta.
Non basta essere presenti online. Dobbiamo costruire un racconto autentico, riconoscibile e coerente con l’identità del territorio. E soprattutto dobbiamo fare in modo che le informazioni digitali corrispondano a servizi realmente disponibili.
D. Tutto questo richiede un coordinamento. Come dovrebbe essere organizzata la governance territoriale?
Antonella Scarcipino. È un passaggio decisivo. Per ottenere risultati non basta mettere insieme un elenco di attività o creare un gruppo sui social network. Occorre una struttura di coordinamento capace di raccogliere le proposte, individuare le priorità e accompagnare la realizzazione dei progetti.
Questa struttura dovrebbe coinvolgere le istituzioni e rappresentare le diverse componenti del territorio: strutture ricettive, ristoratori, commercianti, guide, associazioni, produttori e altri soggetti interessati.
Le istituzioni possono garantire il raccordo con la programmazione pubblica, facilitare l’accesso alle informazioni e sostenere la continuità delle iniziative. Gli operatori, dal canto loro, devono partecipare attivamente, portando esperienze, competenze e proposte.
Una governance efficace deve stabilire obiettivi condivisi, definire responsabilità, programmare le attività e verificare periodicamente i risultati. Non si tratta di limitare l’autonomia delle singole imprese, ma di creare le condizioni affinché ciascuna possa lavorare meglio e trarre beneficio dalla collaborazione con gli altri.
In questo senso, anche l’Osservatorio Turistico del GAL Etna Sud può rappresentare un’opportunità: conoscere il territorio attraverso i dati e utilizzare queste informazioni per orientare le scelte e individuare nuove possibilità di sviluppo.
D. Potremmo sintetizzare questa filosofia in uno slogan: «Costruire insieme un motivo per venire». È questa la vera sfida?
Antonella Scarcipino. Sì, credo che la domanda fondamentale sia proprio questa: che cosa possiamo creare insieme per rendere il nostro territorio interessante e meritevole di una visita?
Potrebbe essere un itinerario enogastronomico, un percorso artistico nei vicoli, un calendario coordinato di manifestazioni, una rete di esperienze culturali o un progetto capace di mettere in relazione i diversi Comuni del comprensorio. L’importante è individuare un obiettivo comune e lavorare per realizzarlo.
Dobbiamo imparare a considerare il territorio non come una somma di attività separate, ma come un sistema nel quale ogni soggetto può contribuire al successo degli altri.
Il B&B che consiglia un ristorante, il ristoratore che invita a visitare un laboratorio artigianale, la guida che propone un’esperienza enogastronomica e il Comune che informa tempestivamente sulle manifestazioni diventano così parti di un’unica offerta.
Il turismo non nasce soltanto dai grandi monumenti o dalle attrazioni più conosciute. Può nascere anche dalla valorizzazione di un vicolo, da un piatto della tradizione, dalla storia di un artigiano, da un paesaggio agricolo o da un’esperienza capace di lasciare un ricordo.
Per questo dobbiamo lavorare insieme, superando le divisioni e valorizzando ciò che ciascuno può offrire. Costruire un motivo per venire significa creare un’esperienza che il visitatore abbia voglia di vivere, ricordare e raccontare. E significa fare in modo che questa esperienza generi valore non soltanto per una singola attività, ma per l’intera comunità.
È da qui che può partire un nuovo modello di sviluppo turistico per l’Etna Sud: un modello fondato sull’identità, sulla collaborazione, sulla qualità dell’accoglienza e sulla capacità di trasformare le risorse locali in opportunità condivise.



